Riscatto laurea: conviene davvero? Costi e vantaggi sulla pensione

Il riscatto della laurea è una possibilità concreta per chi vuole valorizzare gli anni passati sui banchi universitari, trasformandoli in contributi utili per la pensione. Ma conviene davvero spendere migliaia di euro per questo?

Il discorso è semplice: riscattare gli anni di studio può aprire la strada a un’uscita anticipata dal lavoro o a una pensione più alta. Tuttavia, i costi non sono affatto trascurabili e l’effetto sull’importo finale dell’assegno varia molto da persona a persona.

Come funziona il riscatto della laurea e chi può richiederlo

Il riscatto laurea permette di trasformare in contributi pensionistici gli anni legali di corso universitario, purché conclusi con il titolo di studio. Ciò vale anche per diplomi di specializzazione e dottorati. Possono approfittarne laureati di ogni tipo, anche chi non ha mai lavorato, escludendo però i periodi già coperti da altre forme di contribuzione.

L’INPS propone due formule: il riscatto ordinario, che calcola il costo in base al reddito e agli anni da riscattare, e quello agevolato, con un costo fisso basato sul reddito minimale previsto per artigiani e commercianti. Quest’ultimo è più accessibile ma riguarda solo gli anni successivi al 1996.

Quanto costa trasformare gli anni universitari in contributi pensionistici?

Il riscatto ordinario può diventare una spesa elevata: prende come riferimento il reddito e applica un’aliquota del 33%. Un lavoratore con uno stipendio annuo di 30.000 euro, ad esempio, potrebbe spendere fino a 40.000 euro per riscattare 4 anni. Chi non lavora paga sempre il 33%, ma su un reddito convenzionale fisso intorno ai 18.555 euro, vale a dire circa 6.123 euro l’anno.

Il riscatto agevolato, disponibile dal 2019, offre un’alternativa più leggera: lo stesso costo fisso ma senza tener conto del reddito reale, ideale soprattutto per i giovani e gli inoccupati. Però bisogna mettere in conto che anche il beneficio sulla pensione sarà ridotto proporzionalmente.

Riscatto della laurea: quando conviene davvero?

Chi cerca di anticipare la pensione può trovare nel riscatto una strada utile, soprattutto chi punta a pensioni anticipate come Quota 41 o pensione anticipata ordinaria. L’incremento degli anni contributivi con il riscatto infatti aiuta a raggiungere prima i requisiti minimi.

Ma attenzione: riscattare non assicura sempre un aumento della pensione commisurato alla spesa. Per molti, soprattutto vicini alla pensione, il gioco potrebbe non valere la candela. Il costo potrebbe essere recuperato solo dopo molti anni, a volte più della speranza di vita.

Il segreto è valutare bene il proprio caso, evitando di basarsi solo sull’idea di “andare in pensione prima”. Senza i requisiti anagrafici e contributivi, il riscatto non dà miracoli.

Consigli per non commettere errori nel riscatto

Per evitare passi falsi, è fondamentale affidarsi a un consulente previdenziale che possa fare simulazioni su misura. Così potrai capire se il riscatto è sostenibile e quando potrai rientrare dell’investimento.

Niente più illusioni: ogni situazione contributiva è unica e non sempre valgono le stesse regole. Ricorda di considerare il tempo necessario per recuperare i costi, e di non farti ingannare dal solo costo low-budget dell’opzione agevolata, che garantisce però un beneficio pensionistico minore.

Una svolta in arrivo: il riscatto a 900 euro all’anno

Una proposta di legge oggi allo studio potrebbe rivoluzionare il settore, abbattendo drasticamente i costi di riscatto, portandoli intorno a 900 euro l’anno anziché 6.000. Si parla di un taglio pensato soprattutto per insegnanti e personale scolastico, categorie sotto pressione e con meno margini di manovra.

Se approvata, questa misura potrebbe rendere finalmente il riscatto accessibile a una fascia più ampia di lavoratori, trasformandolo da una spesa proibitiva a un investimento intelligente per il futuro.

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