Pensione di reversibilità: a chi spetta e come si calcola

La pensione di reversibilità è il sostegno che entra quando un familiare pensionato o lavoratore viene a mancare. Serve a garantire continuità di reddito ai superstiti e a evitare brutte sorprese in bolletta.

Cos’è la pensione di reversibilità e a chi spetta

La pensione di reversibilità è una prestazione erogata dall’INPS ai familiari del deceduto. Si parla di pensione indiretta quando il defunto aveva maturato i requisiti ma non riceveva ancora la pensione.

Chi può chiederla? Il coniuge, i figli (anche adottivi), i nipoti a certe condizioni e, in mancanza di questi, i genitori o i fratelli/sorelle inabili. Un esempio: se il nonno lasciava un nipote minorenne a carico, quest’ultimo può ricevere la prestazione.

Requisiti essenziali per ottenere la reversibilità

Per avere diritto servono tre elementi contemporanei: il rapporto di parentela, l’eventuale inabilità e lo stato di being a carico del defunto. Senza uno di questi, il diritto può saltare.

1) Parentela: coniuge, figli, nipoti a seconda dei casi. 2) Inabilità: per essere considerato inabile serve l’accertamento che impedisca qualsiasi attività lavorativa. 3) A carico: il reddito del superstite non deve superare certe soglie.

Un trucco pratico: controlla se nel libretto di famiglia o nelle vecchie buste paga c’è traccia del sostegno economico del defunto verso il superstite. Quasi sempre è la prova più chiara.

Come si calcola la pensione di reversibilità

L’importo dipende dalla pensione che il defunto percepiva o avrebbe percepito. Le percentuali variano in base ai superstiti presenti.

Le soglie chiave sono: 60% se resta solo il coniuge; 70% se resta solo un figlio; 80% se ci sono coniuge e figlio o due figli senza coniuge; 100% se ci sono coniuge e due o più figli o tre o più figli; 15% per altri familiari ammessi.

Esempio pratico: se la pensione del deceduto era €1.200 al mese e resta solo il coniuge, la reversibilità sarà €720 (cioè 60% di €1.200). Se restano coniuge e un figlio, il coniuge prende una quota ridotta in base alle regole e il figlio riceve la sua percentuale, fino a raggiungere l’insieme previsto.

Riduzioni e regole particolari sul coniuge

La quota spettante al coniuge può essere ridotta in presenza di condizioni anomale: matrimonio dopo i 70 anni, differenza d’età tra coniugi superiore a 20 anni o matrimonio durato meno di 10 anni. Queste regole servono a evitare abusi e situazioni sospette.

Un esempio: un matrimonio celebrato a 72 anni potrebbe comportare una riduzione della percentuale spettante al coniuge superstite. Vale la pena verificare i documenti anagrafici e temporali del matrimonio prima di presentare la domanda.

Cosa cambia se il figlio invalido lavora

Il diritto non si perde automaticamente se il figlio invalido svolge un’attività. Però l’importo può essere ridotto in funzione del reddito.

Le riduzioni previste sono: -25% oltre 3 volte il minimo annuo, -40% oltre 4 volte, -50% oltre 5 volte. Nel conteggio si considerano i redditi imponibili Irpef con alcune esclusioni importanti, come la casa di abitazione e certe prestazioni assistenziali.

Regola pratica: conserva sempre le certificazioni dei redditi e parla con un patronato prima di dichiarare variazioni di lavoro. Questo evita errori e recuperi futuri.

Novità recenti e casi particolari

Una sentenza della Corte Costituzionale e l’Circolare INPS n.64 del 7 maggio 2024 hanno ampliato i casi ammessi, includendo ad esempio i nipoti maggiorenni inabili orfani e a carico degli ascendenti. È una svolta utile per famiglie con situazioni complesse.

Storia di quartiere: Maria scoprì di poter chiedere la reversibilità per il nipote grazie a questa novità. Prima era tutto più incerto; oggi c’è più chiarezza e accesso.

Come presentare la domanda all’INPS

La domanda si inoltra telematicamente. Ci sono tre canali principali per farlo con facilità.

1) Portale INPS con SPID, CIE o CNS. 2) Patronati o CAF che aiutano a compilare e inviare la pratica. 3) Contact center INPS ai numeri 803 164 (rete fissa) o 06 164 164 (da mobile).

Consiglio pratico: porta sempre documenti anagrafici, certificazioni di inabilità e prove dei redditi. Un patronato può risparmiare tempo e errori.

Normativa di riferimento e consigli finali utili

Le principali norme sono la Legge 335/1995, la Legge 903/1965, il D.Lgs. 503/1992 e la normativa sull’invalidità civile. La circolare INPS del 2024 ha chiarito aspetti pratici recentemente.

Un’ultima dritta: conserva copia di tutte le comunicazioni INPS e annota le date importanti. Così, quando serve dimostrare uno stato di carico o un reddito, hai tutto a portata di mano.

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